Non basta un probiotico



I probiotici sono integratori e riequilibratori della flora batterica (microbiota) che si rendono necessari quando l'intestino è pigro, perché alterato. In questo caso gli esperti parlano di “disbiosi” e i probiotici vanno assunti “in adeguate quantità", come si legge in talune definizioni. Già, ma esattamente quanti bisogna prenderne? E per quanto tempo?

«Sono da preferire i dosaggi molto alti. Miliardi piuttosto che milioni», spiega Salvatore Cucchiara, direttore dell'Unità di Gastroenterologia e Epatologia Pediatrica dell'Università La Sapienza di Roma. I probiotici che riescono a raggiungere l'intestino vivi – si tratta infatti di batteri simili a quelli che popolano il nostro apparato gastrointestinale – sono infatti la minoranza. Solo il 40%, secondo gli esperti.

Numerosi studi in vitro e in vivo hanno dimostrato, ad esempio, gli effetti benefici di due ceppi, i Bifidobacterium longum BB536 e Lactobacillus rhamnosus HN001, di sopravvivere alle avverse condizioni gastrointestinali, di aderire alla mucosa intestinale e di interagire con l’ambiente intestinale.

I microorganismi probiotici vanno quindi assunti in grandi quantità. E a lungo. «La terapia dovrebbe durare almeno un mese – continua Cucchiara - un periodo di 7-15 giorni non può infatti modificare in maniera significativa la flora intestinale».

Nonostante la pratica comune di acquistarli in farmacia, come accade con i farmaci che non necessitano di ricetta, i probiotici andrebbero assunti dietro consiglio medico.

I diversi ceppi di probiotici e le distinte miscele, infatti, hanno diversi effetti sulla nostra efficienza digestiva. Non si tratta (per fortuna) di elementi neutri e la loro assunzione in persone immunodepresse potrebbe essere pericolosa, mentre prendere i “fermenti lattici” in combinazione con una terapia antibiotica potrebbe avere delle controindicazioni.

Certi batteri probiotici potrebbero portare nel proprio DNA i geni della resistenza agli antibiotici e potrebbero trasferirli alla “flora batterica” intestinale. Meglio, quindi, sempre chiedere al medico curante.



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