Le alterazioni del microbiota nelle malattie ginecologiche

Non a caso è chiamato il nostro “secondo genoma”: il microbioma intestinale è il più abbondante del corpo umano e la sua alterazione è stata associata a svariati disturbi e patologie, dagli scompensi metabolici, alle infiammazioni e fino al cancro.

Ma l’intestino non è l’unica regione del corpo che ospita importanti colonie di microrganismi. I recenti progressi nelle tecniche di sequenziamento genetico di nuova generazione hanno fornito una comprensione più approfondita del microbioma presente in altre parti del corpo. Una di queste è l’area genitale femminile, che ospita un’importante comunità di microrganismi non solo a livello vaginale, ma anche nell’utero e nelle tube di Falloppio.

Partendo da queste premesse, un team di ricerca cinese si è chiesto se e in che modo le alterazioni del microbiota intestinale e genitale possano essere associate ai disturbi ginecologici. I risultati dello studio, condotto in forma di revisione sistematica, sono stati pubblicati sulla rivista Reproductive Biology and Endocrinology.

Ziwei Zhou e colleghi hanno svolto un’analisi approfondita delle pubblicazioni disponibili su piattaforme scientifiche come PubMed, Embase, Web of Science e Cochrane Library fino al dicembre 2022. Sotto la lente sono finiti 87 studi che impiegavano tecniche di sequenziamento di nuova generazione per analizzare le caratteristiche del microbioma in donne affette da disturbi ginecologici di vario tipo, dalle vaginiti, alla sindrome dell’ovaio policistico, all’endometriosi e fino a varie forme di cancro.

Gli autori riportano una significativa riduzione nella diversità del microbioma intestinale e, per contro, un incremento in quella del microbioma genitale nelle donne affette da patologie ginecologiche. Le pazienti affette da malattie di tipo diverso mostrano inoltre alterazioni comuni nel microbioma, con una maggiore presenza di batteri del genere Prevotella e una diminuzione della popolazione di Lactobacillus, i benefici lattobacilli.

Gli studi più recenti, quindi, non collegano solo le variazioni nelle comunità di microrganismi presenti nell’intestino e nell’area genitale alle malattie ginecologiche. Svelano anche che queste alterazioni sono spesso comuni a diverse patologie, anziché essere specifiche di una particolare malattia.

Questo suggerisce la necessità di approfondire ulteriormente le ricerche per individuare biomarcatori specifici, aprendo così la strada a nuovi approcci diagnostici e terapeutici. Con l’intento di arrivare, in un futuro sempre più prossimo, ad una medicina personalizzata basata sull’analisi del microbioma anche nell’ambito delle cure ginecologiche.


Fonte: https://rbej.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12958-024-01184-z






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