Se l’endometriosi è all’origine degli attacchi di cuore

L’endometriosi aumenta in maniera significativa il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari potenzialmente pericolose per la salute generale della donna. L’espansione della mucosa endometriale – oltre a provocare sintomi quali dolore, sanguinamenti e infertilità – può avere infatti un impatto negativo anche sulla salute del cuore e sull’apparato circolatorio.

Questi risultati sono emersi anche dalla metanalisi della letteratura scientifica pubblicata su Maturitas nel maggio 2023, in seguito a un lavoro di ricerca condotto da un gruppo di scienziati portoghesi con lo scopo di analizzare il legame tra endometriosi e malattie cardiovascolari. Sono stati raccolti nello studio i dati di oltre 250mila persone, suddivise in vari gruppi in base alla storia clinica e alla presenza o assenza di questa patologia.

Come noto, l’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica benigna degli organi genitali femminili e del peritoneo, caratterizzata dalla presenza di endometrio in organi diversi dall’utero. È dovuta a un’alterazione della produzione di estrogeni ed è considerata la causa più comune di dolore pelvico cronico nelle donne più giovani.

La metanalisi ha fatto emergere, nello specifico, che l'endometriosi è associata a un rischio significativamente maggiore di malattie a carico dell’apparato cardiovascolare: le due evidenze principali riguardano in particolare la cardiopatia ischemica e le patologie cerebrovascolari. Insomma, pur essendo considerata una malattia cronica benigna, l’endometriosi può avere gravi conseguenze sulla salute cardiovascolare delle donne e determinare un rischio aumentato di danni a livello cardiaco e cerebrale.

Soltanto uno degli studi presi in considerazione ha analizzato il legame tra l’endometriosi e la mortalità associata a eventi cardiovascolari estremi, evidenziando (apparentemente, al contrario) una diminuzione del rischio di mortalità per cause cardiocircolatorie nelle donne con la malattia rispetto alle altre. Sono quindi necessari ulteriori studi per comprendere quali aspetti della malattia, o dei suoi trattamenti farmacologici, possano determinare effettivamente conseguenze indesiderate per la salute dell’apparato cardiovascolare.

In ogni caso, hanno scritto gli autori della pubblicazione, i medici dovrebbero accertarsi della storia clinica delle pazienti prima di intervenire con trattamenti potenzialmente pericolosi per l’apparato cardiovascolare e – allo stesso tempo – considerare quando possibile delle scelte terapiche che aiutino a prevenire cardiopatia ischemica e ictus.


Fonte: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37075537/



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