Cos’è la sindrome dell’intestino permeabile?

Molte patologie gastrointestinali sono caratterizzate da un aumento della permeabilità dell’intestino: gli spazi fra le cellule dei tessuti si allargano, consentendo così a molte molecole, che altrimenti sarebbero rimaste confinate nel lume intestinale, di passare nella circolazione sanguigna. A questa situazione, associata ad un intenso stato infiammatorio – e che di fatto fa venir meno la barriera tra ciò che si è ingerito e il nostro corpo - molti danno il nome di sindrome dell’intestino permeabile (leaky gut syndrome) o addirittura, traducendo alla lettera dall’inglese sindrome dell’intestino gocciolante.

La parola ha fatto capolino già da qualche anno. “Non è un concetto recente – spiega Gianluca Ianiro, gastroenterologo del Centro malattie dell’apparato digerente del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma - già nel 1984 un articolo su Gut affrontava il problema leaky gut, negli alcolisti, ma è diventato argomento di grande interesse solo negli ultimi anni quando è stata approfondita la conoscenza del microbiota intestinale”.


La ricerca sta mettendo sotto la lente numerose alterazioni della comunità microbica che popola l’intestino. Ma sono molte le condizioni possono portare a uno squilibrio e a un conseguente aumento della permeabilità delle mucose intestinali: l’intestino si irrita con l’assunzione di alcol o di cibi piccanti, oppure può succedere quando il corpo sperimenta forti stress fisici – ad esempio sforzi prolungati o bruschi cambi di temperatura - o, anche, quando viviamo grandi stress psichici. Anche molti trattamenti sono associati a questa debilitazione dei tessuti intestinali (da quelli chemioterapici a molecole più blande come ad esempio l’ibuprofene).

E naturalmente, ci sono le malattie. “Sono associate a leaky gut quasi tutte le patologie gastrointestinali, alcune malattie sistemiche come la cirrosi e il diabete, soprattutto in fase avanzata”, specifica Ianiro.

“Si può sospettare un aumento della permeabilità in tutti i pazienti con malattie gastrointestinali o con sintomi come cefalee e dermatiti”, continua il gastroenterologo, che osserva però come la permeabilità intestinale non sia una condizione di facile diagnosi. Va infatti sempre consultato il medico. “La diagnosi e i test specifici come 51 Cr-EDTA e il rapporto lattulosio/manitolo, i più usati, sono di competenza dello specialista gastroenterologo”, spiega Ianiro.

Contro la permeabilità intestinale sono stati suggeriti molti rimedi che vanno da una dieta più sana, magari secondo i precetti della dieta mediterranea, fino all’uso di integratori alimentari. “La dieta e tutti i modulatori del microbiota, come i probiotici e anche la rifaximina, possono migliorare la sindrome, così come alcuni antidepressivi a basso dosaggio – afferma Ianiro, che mette in guardia: “Si tratta comunque di interventi da valutare sul singolo paziente”. Se dunque è probabile che molti che soffrono di problematiche gastroenteriche convivano con una maggiore permeabilità del loro intestino, il consiglio è sempre quello di evitare facili rimedi, ma di chiedere aiuto al medico, unica figura in grado di valutare e consigliare la terapia più corretta.


Tratto da: The Microbiome Theory su microbioma.it






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