[ prima puntata ] Considerata a torto un “male minore” o affetta da pregiudizi che la trasformano in una sofferenza silente, le emorroidi sono invece una malattia molto importante, con la quale debbono frequentemente confrontarsi i medici e che abbassa la qualità di vita del paziente in maniera grave.
Secondo alcuni autori il 50% della popolazione adulta occidentale soffre o ha sofferto almeno una volta di patologia emorroidaria. Se si pensa che altri sintomi anorettali (prurito, dolore e tumefazioni anali) sono altrettanto frequenti, si può intuire sia l’elevato impatto sociale del problema, sia la rilevanza del compito del Medico di medicina generale.
Le emorroidi sono dei cuscinetti vascolari, prevalentemente a sangue venoso ma ricche di anastomosi artero-venose, e normalmente servono per: “accompagnare” le feci all’esterno riducendo il trauma anale e completare il complesso sistema della continenza fecale.
Solo quando danno dei sintomi si parla di malattia emorroidaria.
Le emorroidi si presentano in questo caso come dilatazioni del plesso venoso emorroidario sottomucoso e/o di quello sottocutaneo e si presentano come rigonfia- menti (gavoccioli) più o meno congesti, rosso bluastro.
Le cause dell’insorgenza della dilatazione del plesso emorroidario non sono state ancora del tutto chiarite: molti dati clinici indicano che questo disturbo si presenta con maggior frequenza nei soggetti affetti da stipsi cronica, da ipertrofia prostatica e da bronchite cronica e nelle donne in gravidanza; condizioni che hanno la caratteristica comune di aumentare la pressione endoaddominale. Infatti, l’aumento di pressione endovascolare ed il rigonfiamento possono essere secondari al ponzamento eccessivo per defecare. In casi più rari, l’insorgenza del disturbo potrebbe essere collegata a fattori ereditari, quali per esempio disordini del tessuto connettivo.
Non è certo, invece, che la permanenza prolungata in posizione seduta o il sollevare pesi siano responsabili dell’insorgenza di emorroidi, tuttavia queste attività aggravano l’entità delle emorroidi già presenti. Anche la diarrea cronica può causare emorroidi a causa dell’alterazione del Ph delle feci a contatto con la mucosa anale
Alcuni fattori di rischio (debolezza congenita della parete venosa, alterata permeabilità capillare, ecc.) sono comuni alla malattia emorroidaria: alterazione patologica dei cuscinetti di tessuto riccamente vascolarizzato che riveste la parte inferiore del retto e del canale anale.
La malattia è nota fin dall’antichità, ne parla addirittura il codice di Hammurabi (2500 a.C.) e un papiro egiziano del 1500 a.C. Nell’Antico testamento viene spesso citata come una punizione di Dio ed è descritta come una disgrazia seconda solo alla morte. Veniva curata con un unguento a base di grasso d’oca o con la cauterizzazione mediante ferro rovente. Celso, nel 25 a.C., proponeva delle legature con lino, ma fu Galeno (secondo secolo d.C.) che propose il metodo usato fino al secolo scorso: l’applicazione delle sanguisughe.
Bisognava attendere questo secolo per aprire le porte all’approccio chirurgico, negli ultimi anni divenuto rapido e poco doloroso; ma questo è un argomento che tratteremo nella prossima puntata. [segue…]